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1. Il servizio postale in Sicilia dal 1820 al 1858 1.1. Premessa La storia della posta in Sicilia è molto ampia ed articolata e queste pagine ne raccontano una relativamente piccola porzione temporale. Chi volesse conoscere meglio l’argomento troverà in bibliografia alcuni significativi riferimenti per approfondimenti. Cominciamo con il delineare meglio i confini temporali di questa trattazione. - Aprile del 1820: siamo all’inizio di una profonda riforma del servizio postale in Sicilia, già regolamentata nel novembre del 1819. Essa è incentrata su una nuova organizzazione centrale e periferica, istituisce un nuovo modo di tassare le corrispondenze, e soprattutto introduce in maniera diffusa la bollatura in partenza delle lettere, fatto quest’ultimo che caratterizzerà tutte le lettere trasportate per posta da lì avanti. - Dicembre del 1858: siamo alle porte di un ulteriore cambiamento. Con l’introduzione il 1° gennaio 1859 del francobollo adesivo, anche la Sicilia si adegua a questa innovazione già introdotta a Napoli ed in altri stati italiani ed europei. Da qui in avanti un altro elemento - il francobollo con l’effige del sovrano Ferdinando II - sarà presente sulle lettere siciliane, ma questo è l’inizio di un’altra storia.
Fig. 1 - La Sicilia rappresentata in una carta francese della fine del 1700. Si nota la divisione del territorio in tre Valli. Un’ultima annotazione: la storia del servizio postale nell’isola (i “Domini al di là del Faro” come venivano chiamati in quel tempo) e la Storia siciliana sono profondamente interconnesse, la prima non è pienamente comprensibile se non si tiene conto della seconda, ecco perché troverete in queste pagine alcuni brevi richiami sugli avvenimenti storici più significativi.
1.2. La riforma del 1820, itinerari ed Officine di Posta Sin dal 1549 il servizio postale in Sicilia era stato affidato al R.O.C.M., Regio Officio del Corriero Maggiore, una emanazione del servizio di corrieri Tassiani, organizzato con centinaia di uffici sparsi sul territorio e gestiti da Luogotenenti di Posta. L’amministrazione di tale servizio era in mano ai privati e solo dal giugno 1786 divenne pubblica quando l’amministrazione borbonica la riscattò dall’ultimo degli amministratori privati, il principe Alliata di Villafranca. Tra il 1819 ed il 1820, sotto il regno di Ferdinando I di Borbone re delle Due Sicilie (1816-1825), già Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli prima della restaurazione, ebbe luogo in Sicilia una profonda ristrutturazione dei servizi postali, definita con i Regi Decreti N.° 1756 e 1757 del 10 novembre 1819 [D1][D2]. Per la gestione ed amministrazione centrale del nuovo servizio postale venne creata la Direzione Generale delle Regie Poste con sede a Palermo: a capo di questa organizzazione venne posto un Direttore Generale, nella persona del marchese Giuseppe Ruffo, e come Segretario Generale fu nominato il marchese Melchiorre Mira di S. Giacinto. Come definito nel successivo Regio Decreto N.° 1896 del 25 febbraio 1820 [D3], oltre alla Direzione di Palermo, vennero individuati sul territorio siciliano 115 comuni ove istituire le Officine di Posta, di cui 6 sedi di Direzione provinciale (le località capoluogo) e 16 sedi di Distretto. Ufficialmente il nuovo corso del servizio postale ebbe inizio il 1° aprile 1820. È da osservare che qualche anno prima, con Regio Decreto dell’11 ottobre 1817 [...] era stata definita una nuova suddivisione amministrativa del territorio siciliano, prima ripartito in tre valli principali (Val di Mazzara, Val di Noto e Val Demone): vennero istituite sette Valli o Province, con capoluoghi Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Girgenti, Caltanissetta e Trapani. Ogni provincia era suddivisa in Distretti, composti da un certo numero di comuni e sottocomuni, definiti con il successivo Regio Decreto N.° 1565 del 16 aprile 1819. I collegamenti tra le Officine e la Direzione di Palermo vennero riorganizzati secondo itinerari detti cammini principali serviti da corrieri ordinari che periodicamente eseguivano le relative corse. Le Officine di Posta non attraversate dai cammini principali erano raggiunte da corrieri affittatori i quali seguivano percorsi noti come cammini traversi. Come stabilito nel già citato R.D. 1757, le partenze dei corrieri ordinari avvenivano da Palermo il lunedì ed il giovedì, «un’ora dopo il mezzo giorno», lungo i seguenti cammini:
Fig. 2 - Carta schematica dei cammini principali, con le località di fine corsa o comunque significative per i percorsi. In maiuscolo i capoluoghi di provincia. La riforma del 1820 stabilì inoltre che nelle località prive di Officine di Posta il servizio postale doveva essere svolto nelle Cancellerie comunali dai relativi Segretari (aspetto già introdotto con il Regio Decreto del 10 giugno 1817 [...]). Ogni Cancelleria era aggregata ad una Officina Postale, riceveva quindi le lettere in arrivo da distribuire nell’ambito del proprio comune e consegnava all’Officina le lettere in partenza. Il collegamento tra le Cancellerie e le Officine di riferimento era garantito da corrieri di posta interna, organizzati e pagati dai Comuni, tranne poche eccezioni. La prima completa elencazione delle aggregazioni dei singoli comuni alle Officine di Posta e presente nel documento di Biagio Pijola “Itinerario delle Regie Poste di Sicilia con le distanze dall’una all’altra Officina” [D10], edito dalla Reale Stamperia a Palermo nel 1824. Questo documento non descrive però la situazione del 1820 in quanto nel 1821, ad appena un anno dalla nascita della nuova amministrazione, avvennero delle importanti modifiche. I cammini postali non sono certo una novità di questa riforma. Anche prima del 1820 il trasporto delle corrispondenze avveniva secondo percorsi prestabiliti, definiti in
appositi documenti (siano essi “Prammatiche” o “Itinerari”), di cui esistono varie edizioni a stampa edite già a partire dal lontano 1577 e sino al 1816 circa. Nelle ultime versioni, questi antichi itinerari presentavano due corse, soppresse prima
della riforma: quella del “Corriero di Villafranca”, soppressa nel luglio del 1793, e la corsa di Castelvetrano, soppressa nel 1816. 1.3. I bolli delle Officine di Posta Prima del 1820 gli uffici postali periferici (le “Correrie” gestite dai Luogotenenti di Posta) non erano dotati di bolli da apporre sulle missive in partenza, e le uniche impronte di tipo nominativo che potevano essere presenti sulle corrispondenze spedite all’interno dell’isola erano i cosiddetti lineari di provenienza, bolli apposti in arrivo a Palermo ed indicanti appunto la corsa interna di provenienza della lettera ed in alcuni casi anche la tassa da esigere. Una delle importanti innovazioni introdotte dalla riforma del 1819-1820 fu quella di dotare ogni Officina di Posta siciliana di un bollo nominativo distintivo e di tre bolli accessori con diciture “REAL SERVIZIO”, “FRANCA”, “ASSICURATA”: per la prima volta le singole Officine potevano contrassegnare con propri bolli distintivi la corrispondenza in partenza. I nuovi bolli, salvo rare eccezioni, erano con cornice ovale ad un filetto di varie dimensioni, in alcuni casi con fregi interni posti agli estremi delle diciture; vennero realizzati in legno duro (il bosso, secondo L. Previteri [B25]) o in metallo, in particolare rame o ottone. Non ho avuto disponibili dati ufficiali completi sulle varie forniture, ma dalle impronte è possibile distinguere quali fossero in metallo e quali in legno. Il bollo in metallo ha i caratteri regolari e nitidi e la linea di base delle diciture è regolare; inoltre la sua impronta non evidenza negli anni segni importanti di deterioramento. Un bollo in legno ha invece i caratteri ed il filetto di contorno più grossolani, la linea di base delle diciture presenta delle scalettature, e con l’uso presenta i segni di una forte usura (vedi in proposito anche la prima parte di un articolo di L. Giannuzzi Savelli [B10]). La prima fornitura di bolli, venne fatta dalla Direzione Generale di Palermo verso la fine di marzo del 1820, unitamente alla distribuzione delle circolari a stampa con le norme sull’espletamento del servizio ed insieme a tutto il “corredo” necessario al funzionamento dell’Officina. E’ plausibile supporre che almeno per la prima fornitura sia stato utilizzato il metallo per i bolli nominativi e per quello di “REAL SERVIZIO”, il legno invece per i bolli accessori di uso meno frequente (“FRANCA”, “ASSICURATA”), ma questa è solo un’ipotesi. Negli anni successivi alcune Officine non cambiarono i bolli in dotazione mentre altre Officine sostituirono una o più volte i bolli perché ormai usurati o rotti. Alcuni dei nuovi bolli furono richiesti e forniti dalla amministrazione centrale, altri furono di produzione locale. Sulla corrispondenza proveniente da località non sede di Officine di Posta, servite quindi postalmente da Cancellerie comunali, è presente in genere il bollo nominativo dell’Officina da cui la Cancelleria dipendeva. Alcune Cancellerie erano dotate di propri bolli nominativi ed accessori: l’esempio forse più significativo è quello della Cancelleria di Canicatti, dotata sin dal 1841 di bolli propri, inclusi i bolli accessori, rimasti in uso sino alla apertura della locale Officina nel 1858. Nel primo mese del 1820 i vecchi bolli lineari di provenienza di Palermo continuarono ad essere usati in arrivo insieme ai nuovi bolli col nominativo ovale delle Officine: alcuni furono in uso sino all’ottobre del 1820, pochi altri sino ai primi mesi del 1821 (sono note impronte sino al febbraio del 1821). La Direzione Generale di Palermo aveva una dotazione di bolli più ricca rispetto ad una normale Officina o Direzione periferica: bolli di controllo, bolli lineari con datario intercambiabile sono solo alcuni esempi. Una seppur ridotta variètà è riscontrabile anche per Messina che pur essendo formalmente una Direzione provinciale, aveva un ruolo più importante vista la sua posizione nodale nel movimento delle corrispondenze da e verso i territori continentali. Una completa trattazione dei bolli usati a Palermo e Messina è reperibile sui lavori di P. Vollmeier [B5] e V. Fardella [B6].
1.4. Il servizio postale durante i moti del 1820-1821 Sulla scia dei moti carbonari scoppiati a Napoli ai primi di luglio del 1820, la cui notizia giunse a Palermo via mare la sera del 13, il 14 luglio la popolazione della capitale siciliana insorse sperando in una separazione dal regno di Napoli. Venne costituita una “Giunta Provvisoria” formata dai rappresentanti di un po’ tutti i ceti sociali: il loro compito non era facile, da una parte bisognava placare gli animi popolari, dall’altra ristabilire l’ordine e cominciare ad organizzare la difesa dal probabile intervento napoletano. La Giunta emanò disposizioni anche in merito al servizio postale. Questo si era interrotto bruscamente a Palermo il 14 luglio ma già il 22 luglio venne riattivato. Il marchese Ruffo venne
però esonerato dalla carica di Direttore Generale ed al suo posto si insediò il già Segretario Generale, marchese di San Giacinto. Vennero inoltre ripristinate le regole di tassazione antecedenti la riforma del 1820 [D6a] [ Una delle particolarità di questo periodo è una vera e propria scissione nel servizio postale: il 30 luglio a Messina, rimasta fedele al governo borbonico, come buona parte della Sicilia orientale, venne istituita una “Direzione Generale Provvisoria delle Poste” che tentò di prendere il controllo di tutte le Officine di Posta siciliane, ad eccezione di quelle che geograficamente erano sotto stretto controllo di Palermo ed era realisticamente impossibile recuperare. Non è difficile immaginare il disorientamento in quel periodo degli Ufficiali di Posta che si videro arrivare disposizioni scritte, spesso contrastanti, da due differenti Direzioni. La rivoluzione palermitana non aveva coinvolto in modo generale tutta la Sicilia e questo aveva sicuramente facilitato il compito del corpo di spedizione regio comandato dal generale Florestano Pepe, sbarcato a Milazzo già dal 5 settembre. Dopo alcuni scontri tra napoletani e siciliani, il 22 settembre avviene la capitolazione ed il 5 ottobre viene stipulata una convenzione a bordo della nave inglese “The Racer”. In un clima di ritrovata tranquillità, il marchese Ruffo venne reintegrato nella sua carica iniziale di Direttore Generale dell’amministrazione postale. Ma la tranquillità era solo apparente. La convenzione appena firmata venne sconfessata dal governo napoletano, ed analoga sorte toccò alla nuova Costituzione appena giurata dal re. La parentesi rivoluzionaria si chiuse nel giro di pochi mesi, formalmente con il decreto regio del 6 aprile 1821 [...], che annullava quanto eventualmente ottenuto a Napoli e a Palermo e riportava tutto alla situazione originale. Quali sono le tracce di questa parentesi rivoluzionaria sulle corrispondenze del periodo? Come prima cosa, si ebbe una interruzione dell’uso del bollo di “REAL SERVIZIO” in tutte le Officine del territorio siciliano; non vennero però predisposti bolli sostitutivi. Inoltre in questo periodo sono noti alcuni contrassegni di franchigia particolari nonché nuovi bolli di verifica di tassa e franchigia (denominati “aquilotti”), sempre in uso a Palermo. Altro fatto significativo è la distruzione subita da alcune Officine postali, in alcuni casi con perdita della documentazione contabile e dei bolli postali.
1.5. Il ridimensionamento delle Officine nel 1821 Già dopo pochi mesi dall’attuazione della riforma postale del 1820, la Direzione Generale delle Poste si rese conto che le 115 Officine istituite rappresentavano un numero troppo alto e determinavano in alcuni casi inefficienze e rallentamenti nel servizio postale. Per tali motivi, con il Regio Decreto N.° 2013 del 27 giugno 1820 [D6] venne stabilita la chiusura di ben 41 Officine di Posta, principalmente dislocate in piccoli centri. L’esecuzione di quest’ultima direttiva, così come la piena attuazione della riforma venne temporaneamente impedita dagli eventi rivoluzionari di Palermo del 1820-21. E’ necessario quindi attendere il 1821 e precisamente la circolare della Direzione Generale del 19 novembre 1821 [D8], per assistere alla chiusura progressiva di tali Officine, che avvenne per tutte quelle previste dal decreto, alla fine del mese di novembre 1821.
Fig. 3 - Le Officine chiuse (in grigio) tra il novembre del 1821 ed il novembre del 1823, rappresentate sui percorsi postali di appartenenza. E’ utile ricordare che altre tre officine vennero chiuse definitivamente tra il 1822 ed il 1823: Carini e Lipari nel maggio del 1822, Villasmundo a novembre del 1823. Per contro, l’Officina di Burgio riaprirà nel 1840 insieme a quella di Biancavilla.
1.6. Il servizio postale dal 1821 al 1838 Superato il periodo turbolento legato alla rivoluzione palermitana del 1820-21, l’organizzazione dell’amministrazione delle Poste rimase praticamente inalterata sino al 1825, anno della morte di Ferdinando I (avvenuta il 4 gennaio 1825) e del conseguente avvento al trono del figlio Francesco I di Borbone (1825-1830). Nel settembre dello stesso anno c’è un cambio al vertice della “Amministrazione Generale delle Regie Poste”, nuova denominazione della Direzione Generale: il marchese Giuseppe Ruffo venne sostituito dal marchese Melchiorre Mira di San Giacinto, già suo Segretario Generale nella vecchia amministrazione. Questo nuovo corso, che iniziò ufficialmente il 1° ottobre del 1825, è caratterizzato principalmente da alcuni cambiamenti di tipo organizzativo ed amministrativo. Nel 1830, dopo appena 5 anni di regno, muore Francesco I e sale al trono Ferdinando II (1830-1859). Nel 1833, con il Regio Decreto N.° 1561 del 16 giugno 1833 [D16] venne nuovamente modificato “l’organico dell’Amministrazione delle Regie Poste in Sicilia”, ridefinendo compiti e spettanze sia dei vertici dell’amministrazione che degli uffici periferici. Nel 1835 venne introdotto il servizio misto Poste-Lotto (“Corrieri del Lotto”). Per anni i corrieri del Regio Lotto, normalmente utilizzati per il trasporto a Palermo delle giocate del lotto raccolte in tutta l’isola, avevano trasportato abusivamente corrispondenza di privati, preferiti ai corrieri postali per la maggiore celerità, ma con indubbio danno per le casse dell’amministrazione postale. Con le nuove disposizioni i corrieri del Regio Lotto vennero autorizzati a trasportare corrispondenza, che doveva però essere resa franca dal mittente. In compenso, l’amministrazione postale riconosceva a quella del Regio Lotto una indennità a percentuale. Il relativo decreto venne emesso il 1° marzo 1835 [D17] ed entrò in vigore il 17 aprile successivo. Su tutte le lettere trasportate veniva apposto in partenza un bollo con il monogramma “CL” a lettere corsive intrecciate, bollo in dotazione alle Direzione ed Officine di Posta da cui i corrieri del Regio Lotto normalmente partivano: Palermo, Messina, Catania, Girgenti, Trapani e Caltanissetta come Direzioni Postali, Licata, Marsala, Mazzara e Alcamo come Officine di Posta. Il vantaggio di questo tipo di servizio era evidente principalmente per la maggiore celerità: il servizio era diretto, il “Postiero del Lotto” non faceva fermate intermedie legane al servizio del Lotto né a quello postale. Inoltre le valigie con la corrispondenza venivano chiuse alla partenza ed aperte solo a destinazione: non vi erano quindi aperture intermedie nelle varie officine di Posta del percorso come nelle normali corse dei corrieri ordinari. Per evitare abusi da parte di funzionari della pubblica amministrazione venne inoltre disposto che solo le lettere di servizio dirette a ben determinati uffici e solo con caratteristiche di urgenza potevano essere inoltrate tramite i corrieri del Lotto. A partire dal 1° gennaio 1839 il servizio venne affidato totalmente all’Amministrazione postale e quindi non venne più operata l’esazione anticipata della tassa. Il 31 dicembre 1839 il servizio dei Corrieri del Lotto venne definitivamente soppresso, principalmente a causa della nuova organizzazione dei collegamenti postali, che aveva mosso i primi passi già dall’estate del 1838.
1.7. La riforma Dalbono del 1838-1839 Nel luglio del 1838 si ebbe il primo segnale di una svolta nei collegamenti postali in Sicilia: venne attivato un servizio regolare di “diligenze” postali o “vetture corriere” per il trasporto di passeggeri paganti (inizialmente solo due) e delle corrispondenze, ma solo su quei brevi tratti di strade rotabili allora esistenti ed utilizzabili. Con specifica circolare di quel mese [D19], che faceva riferimento al R.D. dell’11 aprile 1838 [D18], venne stabilito l’appalto per due corse da Palermo con vettura corriera, una per Messina per la via interna (la vecchia via consolare Valeria) ed una per Trapani, unitamente a sei nuove corse principali con postiglioni a cavallo. Quattro di queste erano predisposte per iniziare da particolari “punti d’incontro”, cioè località da cui partivano delle corse a cavallo in coincidenza con il passaggio della corriera Palermo-Messina, da qui la denominazione “corsa d’incontro alla vettura corriera”. Le nuove corse iniziarono il 20 agosto 1838. La configurazione dei collegamenti dall’agosto del 1838 era pertanto la seguente:
A queste corse principali si devono aggiungere una serie di corse traverse, riorganizzate opportunamente, ed i consueti collegamenti di posta interna con i comuni. Assistiamo così alla prima fase di un totale ridisegno, nei modi e nei percorsi, dei collegamenti postali nell’isola. Alcune delle vecchie corse ordinarie del 1820 vengono rimpiazzate da combinazioni di corse con diligenza e con postiglioni a cavallo. Questa riorganizzazione proseguirà e si farà più incisiva già l’anno successivo. Dal gennaio 1839, con la morte del marchese di San Giacinto, l’amministrazione delle Poste venne affidata ad-interim al figlio, il marchesino Stefano di San Giacinto. Questa fase di transizione proseguì sino al 22 settembre 1839, data in cui Domenico Alliata duca di Saponara diventa nuovo Amministratore Generale (il decreto di nomina è del 26 agosto). Il marchese di San Giacinto andò a ricoprire la carica di Direttore delle Poste di Messina, lasciata vacante dal Saponara. Tra le nomine collegate a questo cambio al vertice, è da citare quella di un “Ispettore – Organizzatore”, Paolo Dalbono, figura già in evidenza quale responsabile della riforma dell’anno precedente. Forte della grande esperienza acquisita e della carica ufficialmente ricevuta, il Dalbono proseguì nella sua importante riforma del servizio postale in Sicilia, espressa tra l’altro dal noto “Libro di Posta” [D22], datato 28 agosto 1839, con annessa “Carta Geografica delle Strade postali e distanze della Sicilia” (Fig. 4).
Fig. 4 - “Carta Geografica delle Strade postali e distanze della Sicilia”, di Paolo Dalbono (tratta da P. Vollmeier [B5]) Nel corso del 1839 il servizio postale con diligenze, adesso a quattro posti, venne portato a quattro corse «che partono tutte da Palermo con vetture corriere, battendo la prima la strada consolare per Messina, l’altra quella per Trapani, la terza quella provinciale per Corleone, la quarta la via rotabile fino a Termini, per dirigersi indi a Messina per la via delle marine, per mezzo di cinque cambi di cavalli da sella, ed in due [in realtà sono tre, ndr] corse principali d’incontro a cavallo, stabilite in Roccapalumba o Manganaro [per Girgenti], in S. Caterina [per Noto], ed in Catania [per Noto] eseguite da corrieri regi» [D22]. Dalla fine di agosto del 1839, la rete dei collegamenti era pertanto la seguente:
Nel suo lavoro di revisione e ristrutturazione, il Dalbono mise mano anche all’organizzazione delle corse d’incontro e delle corse interne. Queste ultime erano state istituite, sin dal 1820, per svolgere il collegamento capillare tra le Officine di Posta inserite in un cammino ed i comuni che ne risultavano al di fuori ed i costi dei relativi corrieri erano sempre stati (tranne rare eccezioni) proprio a carico dei comuni. Il Dalbono predispose un nuovo e dettagliato organico di 200 corrieri di posta interna, in parte pedoni, in parte corrieri a cavallo. Altra importante innovazione del Dalbono fu la costituzione di un servizio regolare di trasporto passeggeri tra Messina e Villa San Giovanni, tramite la cosiddetta “Barca periodica giornaliera”. Nel 1842 vennero istituite le corse da Caltagirone a Noto (1° tronco) , da Santa Caterina a Caltagirone e da Caltagirone a Catania. Nel 1843 venne completato il 2° tronco della Caltagirone-Noto e venne istituita la corsa Santa Caterina-Girgenti. Nel 1844 venne istituita infine la corsa da Patti a Messina. Dopo questa riforma il corso dell’Amministrazione Postale in Sicilia proseguì, sotto il regno di Ferdinando II di Borbone, senza significativi mutamenti organizzativi. e’ da segnalare
solamente une revisione delle tariffe, attuata con decreto del 22 aprile in vigore dal 1° luglio 1845 [D27] [
1.8. Il periodo rivoluzionario del 1848-1849 Il 1848 fu un anno di rivoluzioni in più parti della penisola italiana, e per la Sicilia gli eventi furono il naturale sfogo del desiderio di indipendenza che covava da anni. A Palermo i moti iniziarono il 12 gennaio 1848, genetliaco del re Ferdinando II, quindi un giorno di festa con grande movimento di popolo per le strade. Come nel 1820, la folla fu protagonista già dai primi giorni, insieme a rappresentanti della locale aristocrazia. La reazione delle truppe borboniche fu immediata ed arrivò persino al bombardamento della città dalla fortezza del "Castello a mare". Si costituì rapidamente un Comitato direttivo, suddiviso in quattro sottocomitati, ed il 24 gennaio il Comitato assunse il carattere di Governo Provvisorio, nominando presidente Ruggiero Settimo e segretario Mariano Stabile. Delle altre città siciliane, alle quali erano stati inviati dei proclami, la prima ad insorgere fu Girgenti, seguirono poi Trapani, Catania, Caltanissetta ed infine Messina. Il servizio postale, bloccato dal 12 gennaio, rapidamente si rimise in moto. Il “Comitato Secondo – Finanze” da cui dipendeva, delegò il conte Pietro Cattani d’Aceto nella gestione dell’amministrazione del Servizio Pubblico delle Poste in Sicilia. I precedenti funzionari, tra cui il duca di Saponara, rientrarono man mano nei loro servizi e già dal 19 febbraio [...] il conte d’Aceto cominciò ad emanare le nuove disposizioni, ribadite con successiva circolare dell’11 marzo [...] inviata a tutti gli Ufficiali postali. Ai primi di aprile venne ricostituita la provincia di Siracusa, abolita nel 1837, e di conseguenza la Direzione della Posta di Noto venne trasformata in semplice Officina di Posta. Ritornando agli aventi storici, anche a Napoli la rivolta popolare montava ed il re fu costretto a concedere e giurare, il 24 febbraio, la costituzione. Questa notizia giunse a Palermo ma il Governo provvisorio, essendo cessate anche le ultime resistenze militari borboniche a Palermo, era determinato ad avere un proprio parlamento ed ottenere una propria autonoma costituzione siciliana, basata su quella del 1812. Non fu quindi possibile alcun accordo con il governo borbonico. Il 25 marzo del 1848 fu convocato per la prima volta il Parlamento Generale di Sicilia. Nella seduta del 9 marzo, la “Trinacria”, antico simbolo siciliano, viene definita quale simbolo della rivoluzione, e nella seduta del 13 aprile la dinastia borbonica venne dichiarata decaduta. Anche nel servizio postale la “Trinacria” divenne una icona ricorrente del periodo. Le circolari a stampa della nuova amministrazione postale riportano questo simbolo, ed anche i primi bolli di verifica di tassa e franchigia presentano la Trinacria come elemento distintivo che si diffonderà poi rapidamente anche come contrassegno di franchigia postale, in varie forme e dimensioni. Inoltre in tutte le pratiche di servizio, la parola “Reale” venne eliminata, sostituita da parole come “Pubblico” o “Nazionale”. Scomparve pertanto dalle nuove intestazioni delle carte, o venne depennata dalle vecchie, ed i bolli “REAL SERVIZIO” vennero sostituiti con i nuovi “SERVIZIO PUBBLICO”. In alcuni casi, essendo in ritardando la fornitura del nuovo bollo, si decise localmente di scalpellare la parola “REAL”, o di sostituirla con “PUB.”, o infine di realizzare bolli con diciture più consone al nuovo governo. Già dai primi di settembre del 1848, Ferdinando II aveva ordinato l’invio di un corpo di spedizione militare in Sicilia per ristabilire l’ordine sovrano. Le truppe regie comandate dal generale Carlo Filangeri, principe di Satriano, sbarcarono a Messina il 9 settembre e ripresero progressivamente possesso delle principali città siciliane: Messina nello stesso mese, seguita da Catania nell’aprile del 1849, da Siracusa e da Noto. Le forze del Governo provvisorio, certamente meno organizzate delle truppe regie, tentarono di resistere all’avanzata, ed in questo frangente in ambito postale ci fu un uso molto frequente di “Staffette Straordinarie” tra Palermo ed i vari campi d’operazione.
20 febbraio 1849. Circolare a stampa spedita dalla Ricevitoria di Girgenti a Licata. Bollo nominativo “GIRGENTI” tipo T16 e bollo “SERVIZIO PUBBLICO” tipo T37 entrambi in rosso arancio. Bollo amministrativo con “Trinacria” in doppio cerchio con legenda “RICEVITORIA GENERALE DEL VALLE DI GIRGENTI” apposta come contrassegno di franchigia postale. Il 23 aprile del 1849 Palermo capitolò ed il Governo rivoluzionario si sciolse: venne istituita una Commissione Municipale di Governo che trattò la resa con il generale Filangeri ed il 15 maggio le truppe regie entrarono in Palermo. Ferdinando II concesse un’amnistia per il popolo siciliano che ne beneficiò ad esclusione di una quarantina di rivoluzionari di spicco, costretti pertanto all’esilio.
1.9. Il servizio postale dal 1849 al 1858 Restaurata l’autorità regia, tutto nel servizio postale ritornò come prima, o quasi: il duca di Saponara riprese il suo posto alla guida dell’amministrazione postale siciliana, Noto e Siracusa ritornano ad essere rispettivamente Direzione di posta ed Officina di Posta, annullando così il cambiamento attuato nel periodo rivoluzionario. In questi ultimi anni che precedono l’introduzione del francobollo adesivo in sicilia, non vi furono significativi cambiamenti a livello regolamentare. Si conferma sempre di più la validità del trasporto delle corrispondenze mediante vetture corriere, adibite anche al trasporto dei passeggeri paganti e pertanto ulteriore fonte di introito per l’amministrazione postale. Già nel 1856 [D28] praticamente tutte le principali località sono collegate con vetture corriere, grazie anche all’ampliamento della rete stradale siciliana. È un’altra piccola rivoluzione che allinea la Sicilia, seppur con ritardo, alle modalità già in vigore negli altri stati italiani ed europei.
Ultima modifica il 31/10/2008 - Tutti i diritti riservati. |