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2. Le tariffe postali / 1 2.1. Tariffe postali per l’interno Sino alla riforma del 1819-1820, la tassa postale delle lettere spedite all’interno della Sicilia dipendeva esclusivamente dal peso della missiva. Queste erano le tariffe in vigore, espresse in grani siciliani:
Tab. 1 - Tariffe del 1787 per l’interno, in vigore sino al 31 marzo 1820. Per il calcolo della tassa da applicare veniva valutata quindi la consistenza della lettera. Se essa risultava costituita da non più di due fogli e di peso inferiore all’oncia, veniva applicata una tassazione basata sul numero di fogli utilizzati: “mezzo foglio”, “un foglio”, “un foglio e mezzo”, “due fogli”. In caso contrario si passava alla tassazione a peso. Con il termine “lettera semplice” si intendeva accorpare per semplicità le lettere costituite da mezzo foglio o da un foglio, pagavano entrambe la stessa tassa. Per “foglio” si intendeva un foglio di carta con piega centrale, quindi costituito da quattro facciate; “mezzo foglio” aveva due facciate, un “foglio e mezzo” aveva un inserto per un totale di 6 facciate, con “due fogli” si arrivava ad un totale di 8 facciate. Per quanto riguarda il peso, l’unità di misura utilizzata in Sicilia era “l’oncia”, pari a 26,44 grammi [ Con il Regio Decreto N.1757 del 10 novembre 1819 furono stabilite nuove tariffe, questa volta basate sul peso e sulla distanza effettiva percorsa per la consegna a destinazione. Il decreto del 1819 così precisa: «La tassa sarà caricata alle lettere, in ragione della distanza effettiva ch’evvi fra le officine de’ dominj al di là del Faro.» Questa precisazione è significativa considerando che la tassazione in vigore nella parte continentale del Regno delle Due Sicile prevedeva il calcolo della distanza in linea retta. Le nuove tariffe sarebbero andate in vigore dal 1° aprile del 1820. La tassa in Sicilia era adesso espressa in grani napoletani (un grano napoletano valeva il doppio di un grano siciliano).
Tab. 2 - Tariffe per l’interno, in vigore dal 1° aprile 1820. La distanza è indicata in “miglia siciliane”, pari a metri 1.486,62 [ La tassa era pagata normalmente dal destinatario, ma in alcuni casi il mittente decideva di “affrancare” la lettera pagandone in anticipo la tassa, casi certamente non frequenti, che evidenziavano in genere una forma di ossequio nei confronti del destinatario. Mentre la lettera “franca” era una decisione volontaria del mittente, nel caso di lettere “assicurate” era invece obbligatorio pagarne in anticipo la tassa postale, doppia rispetto a quella ordinaria; per queste lettere veniva rilasciata una ricevuta al mittente e la loro consegna a destinazione veniva opportunamente registrata (si tratta in pratica delle odierne lettere raccomandate). La tassa da riscuotere dal destinatario veniva segnata in cifre sul frontespizio della lettera, in caratteri arabi e con dimensioni tali da non poter essere confusa con nessuna altra indicazione presente. Ecco un esempio:
5 maggio 1820. Lettera da Sciacca a Palermo con OF “SCIACCA” tipo T3 in rosso, tassata in partenza per 4 grana. La tariffa applicata è quella di una lettera semplice entro le 100 miglia (nel 1820 la distanza tra Sciacca e la capitale era di 60 miglia). In arrivo a Palermo sono stati apposti il monogramma “MRDG” (Marchese Ruffo Direttore Generale) tipo T20.10, come segno di verifica della tassa, ed il lineare “LICATA” tipo T6.14 usato per l’identificazione della corsa di provenienza, entrambi in rosso. Per le lettere la cui tassa era stata riscossa in partenza, l’importo della tassa veniva scritto sul retro della lettera, in genere in caratteri più piccoli e spesso unito all’indicazione del peso. Le lettere assicurate presentavano invece sul recto della lettera, in genere in alto a sinistra, il numero di registrazione nell’apposito “Registro delle lettere assicurate”. Per una descrizione più dettagliata delle modalità di tassazione e registrazione delle lettere, si vedano i capitoli Procedure di formazione dei dispacci e Registrazione e contabilità delle lettere. In preparazione... Per aiutare gli Ufficiali di Posta, venne distribuito già dal marzo del 1820 un prontuario con le distanze e le tasse da applicare. Una versione aggiornata di tale prontuario, intitolato “Itinerario delle Regie Poste di Sicilia colle distanze dall’una all’altra officina per tassarsi le lettere ...” [D10] venne realizzata da Biagio Pijola nel 1824. Era corredato dalle principali norme sul servizio postale e presentava dei completi prospetti per ogni Officina con le tasse da applicare per le varie destinazioni: «per migliore intelligenza» la tassa dei tre scaglioni di distanza veniva indicata come «Tassa di Prima Linea», «di Seconda Linea» o «di Terza Linea». Veniva precisato inoltre che nel calcolo della distanza, l’Officina ed il suo circondario postale venivano considerati un tutt’uno: «Le lettere, che da qualunque punto della Sicilia saranno dirette in quei Comuni o Villaggi li quali non rappresentano Officina di Posta saranno marcate colla tassa di quella linea a cui è sottoposta quella Officina alla quale essi sono aggregati, quantunque le di loro distanze non fossero tutte di una uguale linea, doppodichè le Officine, i Comuni, ed i Villaggi, che formano il suo Circondario sono considerati come se fossero un sol corpo. E finalmente le lettere dovendo esser tassate in proporzione del cammino, che dovranno percorrere, così le distanze delle miglia di un’Officina all’altra è stata considerata in ragione della strada che batte il Corriere nel viaggio, che deve eseguire per arrivare al termine della corsa assegnatagli come meglio potrà rilevarsi dalle Tavole descriventi i rispettivi Comuni.» Durante il periodo rivoluzionario del 1820, già pochi giorni dopo l’inizio dei moti, la “Giunta di Pubblica Sicurezza e Tranquillità” con decreto in Palermo del 22 luglio 1820 decise di ristabilire il normale servizio postale, ripristinando però le tariffe precedenti il 1820 (vedi Tab. 1), che furono pertanto adottate a Palermo e nelle località che aderirono ai moti. Esse cessarono di avere validità con la restaurazione dell’autorità regia a Palermo, dopo di che si tornò nuovamente alle consuete tariffe del 1820. Le vie di comunicazione in Sicilia, seppur molto lentamente, si modificarono negli anni, con una significativa diminuzione delle distanze in alcuni casi, soprattutto dopo il 1838-1839, a seguito dei collegamenti con vettura corriera. Pertanto in quegli anni si può rilevare a parità di località e di tipo di lettera ad una diminuzione della tassa non per cambio tariffario ma per una riduzione dello scaglione di distanza applicabile. Altro aspetto da non sottovalutare è la variazione degli anni dei circondari delle Officine di Posta: una località appartenente in un certo anno ad una Officina, può ritrovarsi in anni successivi aggregata ad un’altra Officina Postale, con conseguente variazione dello scaglione di distanza. Le tariffe introdotte con la riforma del 1820 rimasero in vigore sino al 1845, precisamente sino al 30 giugno. Con il decreto del 22 aprile 1845 [...], furono stabilite le seguenti nuove tariffe, finalmente unificate nei due territori del Regno («lettere dell’una e dell’altra Sicilia») , con validità a partire dal 1° luglio:
Tab. 3 - Tariffe per l’interno, in vigore dal 1° luglio 1845. Esse rimasero in vigore anche durante la parentesi rivoluzionaria del 1848 e sino al dicembre del 1858. Nel 1856 venne pubblicato un “Indice generale dei Comuni, sottocomuni, villaggi, borgate ed isole di Sicilia ...” [D28], realizzato da Francesco Lo Jacono, che riportava con estrema precisione le distanze postali da qualunque villaggio, sottocomune o comune della Sicilia, per la capitale ed altre località significative, era un completo e preciso prontuario ad uso degli Ufficiali postali per il calcolo della giusta tassa. Tra l’altro, a partire da questa pubblicazione, si nota un piccolo cambiamento rispetto all’analogo lavoro del Pijola, relativamente alla tassazione delle lettere dirette o provenienti da località non sede di Officina: la distanza non è più calcolata tra Officine ma in maniera più precisa considerando anche il percorso tra la Cancelleria postale e l’Officina di appoggio. Una precisazione che porta in molti casi ad un cambio di scaglione e quindi a maggiori introiti per l’Amministrazione. Con il 1° gennaio 1859 si ebbe un’ulteriore variazione tariffaria legata all’introduzione del francobollo adesivo in Sicilia: tale periodo esula però da questa trattazione.
2.2. Il calcolo della tassa Appurato che la consistenza in fogli delle lettere fosse uno degli elementi che dal 1820 concorrevano nel calcolo della tassa postale in Sicilia, c’è da chiedersi come venisse valutata tale consistenza: personalmente devo ammettere che tale punto non è ancora del tutto chiaro. È vero che certi metodi di chiusura delle missive lasciavano vedere il numero di fogli, quindi per un occhio allenato – quale doveva essere quello di un Ufficiale di Posta o di un verificatore dell’Ufficio Tassa di Palermo – sarebbe stato abbastanza semplice valutare la consistenza della lettera ed applicare la giusta tassa. Ma è anche vero che altre chiusure – forse volutamente – rendevano impossibile tale determinazione ad un semplice esame esterno. Ed allora come si procedeva? Esaminando la lettera in trasparenza? Forse in alcuni casi, anche se la carta forte e vergellata e con marchio a filigrana, usata soprattutto nei primi decenni dell’800, non facilitasse tale compito. Più probabilmente la valutazione si basava sempre sul peso, usando la bilancia che ogni Officina di Posta aveva in dotazione. Questi problemi di valutazione possono giustificare i casi in cui, a seguito delle previste verifiche per le lettere dirette a Palermo o in transito perché di doppia corsa, venissero operate delle correzioni sull’importo della tassa da riscuotere. Ecco un esempio:
3 aprile 1839. Lettera da Girgenti a Palermo con OV “GIRGENTI” tipo T8 in rosso bruno, spedita con i Corrieri del Regio Lotto (bollo in doppio ovale “MARCHESE S.GIACINTO CL” T41 di Girgenti) tassata inizialmente per 5 grana; la tariffa applicata era per una lettera di 1 foglio e 1/2 entro le 100 miglia. A Palermo la tassa venne corretta a 7 grana probabilmente perché all’ispezione in arrivo venne rilevata come lettera di due fogli. Venne anche apposto il lineare “M.S.G.A.” (Marchese San Giacinto Amministratore), tipo T20.16, e l’OV “CORRETTA”, tipo T11.2, entrambi in rosso bruno.
2.3. Tariffe del 1820: esempi di tassazioni per l’interno
2.4. Tariffe del 1845: esempi di tassazioni per l’interno
2.5. Lettere Franche ed Assicurate
2.6. Alcune tasse da interpretare
2.7. Le tariffe postali per il continente e l’estero Ancora più complesso ed affascinante è lo studio delle tariffe delle lettere dirette al di fuori della Sicilia, verso il territorio continentale del Regno delle due Sicilie o verso altri stati italiani ed esteri, soprattutto di quelle trasportate per vie di mare. Allo stato attuale, questi interessanti temi esulano dagli scopi di questa trattazione ma possono essere studiati ed approfonditi utilizzando principalmente le opere di Paolo Vollmeier [B5] e di Vincenzo Fardella [B6] citate in bibliografia.
Ultima modifica il 29/08/2006 - Tutti i diritti riservati. |