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2. Le tariffe postali / 5

2.6.  Alcune tasse da interpretare

A fronte di una maggioranza di lettere per le quali risulta semplice interpretare la tassa postale applicata, ve ne è una percentuale dove la tassa indicata richiede un minimo di analisi ed a volte si trasforma in un autentico rebus da risolvere. Questo accade perché non c’è un semplice riscontro nelle tariffe in vigore nel periodo, oppure perché la tassa si presta a più interpretazioni. Ecco di seguito alcuni esempi: per ogni caso presentato viene proposta una interpretazione sulla base di ipotesi personali, suscettibile quindi a modifiche e correzioni.

 

Tariffe nel circondario. Introdotte con il R.D. N.1757 del 10 novembre 1819, le tariffe per il circondario erano da utilizzare per le missive dirette all’interno della stessa località o fra comuni aggregati alla stessa Officina Postale. Le tariffe erano molto semplici: 1 grano per lettere «da un foglio ad un’oncia esclusivamente», oltre si pagava 4 grana «per ogni oncia».

La tariffa appare molto precisa, lettere di 1/2 oncia o 3/4 di oncia andavano tassate sempre 1 grano, lettere di un’oncia pagavano una tassa di 4 grana e, come di consueto, tale tariffa andava applicata proporzionalmente per i pesi superiori (ad esempio 6 grana per once 1 1/2, 8 grana per 2 once, e così via).

Nonostante questa semplice regola vi sono apparentemente alcuni casi di difficile interpretazione, mi riferisco ad alcune tasse dell’importo di 2gr o 3 gr, applicate su lettere spedite nel circondario di Girgenti tra il 1834 ed il 1839: non trovano infatti alcun riscontro nelle tariffe sopra descritte.

La prima possibile spiegazione è quella di un errore di interpretazione degli Ufficiali postali di Girgenti preposti alla tassazione, un errore ricorrente visto che queste tasse si trovano applicate per diversi anni. Più difficile appare l’ipotesi di una variazione normativa su quel tipo di tariffa, ne sarebbe rimasta traccia nei documenti ufficiali.

Lo studioso di storia postale Vito Mancini, nella sua opera del 1970 “Storia postale del regno delle Due Sicilie” (vedi [B1], pag. 110), presenta queste tariffe in modo leggermente diverso, considerando il primo scaglione sino ad un’oncia inclusa ed il secondo come «per ogni oncia in più». Alla luce di questa diversa interpretazione, di cui però non trovo riscontro nei prospetti dell’epoca, una lettera di due once nel circondario non sarebbe da tassare per 8 grana bensì per 5 grana (1gr per la prima oncia + 4gr per la seconda oncia). Questa ipotesi potrebbe allora dare una spiegazione alternativa per le strane tassazioni da 2gr o 3 gr.

Vediamo due esempi:

20 luglio 1835. Lettera da Aragona a Favara, OV “GIRGENTI” tipo T6 in rosso bruno, tassata per 2gr. Prima interpretazione della tassa: lettera di 1/2 oncia nel circondario, errata applicazione della tariffa di 4gr ad oncia per il circondario, valida solo per lettere di peso uguale o maggiore ad un’oncia. Seconda interpretazione: importo per lettera di un’oncia e 1/4 nel circondario (1gr per la prima oncia, poi 4gr per ogni oncia in più, quindi 1gr per 1/4 di oncia = 2gr).

25 maggio 1838. Lettera da Aragona a Favara, OV “GIRGENTI” tipo T7 in rosso bruno, tassata per 3gr. Prima interpretazione della tassa: lettera di 3/4 oncia nel circondario, errata applicazione della tariffa di 4gr ad oncia per il circondario, valida solo per lettere di peso uguale o maggiore ad un’oncia. Seconda interpretazione: importo per lettera di un’oncia e 1/2 nel circondario (1gr per la prima oncia, poi 4gr per ogni oncia in più, quindi 2gr per 1/2 di oncia = 3gr).

A mio avviso il problema è ancora aperto, spero in futuro di poter proporre nuove interpretazioni, pienamente convincenti.

 

Arrotondamenti. Nelle tassazioni a peso con frazioni di oncia si poteva incorrere in tasse con 1/2 o 3/4 di grano che venivano sovente arrotondate per eccesso, solo raramente per difetto.

3 febbraio 1821. Lettera da Girgenti a Palermo tassata in partenza per 43gr. Il foglio è piegato come una busta per contenere altre missive, come scritto nel breve testo interno. La lettera pesava presumibilmente due once e 1/8, tariffa del 1820 oltre 100 miglia, 20+20gr per due once + 2.5gr per 1/8 di oncia arrotondato per eccesso a 3gr = 43gr. La lettera porta il bollo di partenza OF “GIRGENTI” tipo T3 in rosso arancio. In arrivo a Palermo sono stati apposti il monogramma “MRDG” (Marchese Ruffo Direttore Generale), tipo T20.11, quale contrassegno di verifica della tassa ed il lineare “LICATA”, tipo T6.14, per identificazione della corsa di provenienza, entrambi in rosso.

8 agosto 1831. Lettera da Naro a Favara, OV “NARO” tipo T5 in rosso, tassata per 7gr, tariffa predefinita per lettere di 3/4 di oncia entro le 50 miglia. È possibile che l’Ufficiale di Naro abbia applicato la tassazione di 10gr ad oncia, arrotondando l’importo di 7.5gr a 7 perché la lettera era di poco inferiore ai 3/4 di oncia.

12 settembre 1831. Lettera da Licata diretta a Girgenti, OV “LICATA” tipo T3 in rosso arancio, tassata per 8gr. Una ipotesi per questa strana tariffa può essere fatta considerando una lettera di “3/4 e mezzo quarto”, modo convenzionale con cui si indicava un peso tra i 3/4 d’oncia ed 1 oncia (si potrebbe anche dire 7/8 di oncia). Lo scaglione di distanza era entro le 50 miglia (nel 1831 erano 34 le miglia tra Licata e Girgenti).

29 luglio 1840. Lettera da Canicattì a Palermo. Consegnata a Girgenti e non tramite la Cancelleria di Canicattì, ricevette l’OV “GIRGENTI” T11 in rosso bruno (bollo usato per soli tre mesi). Venne tassata a Girgenti per 22 grana, importo poi corretto a 23 grana a Palermo dove venne apposto anche l’OV “CORRETTA” tipo T11.2 ed il monogramma “DSAG” (Duca Saponara Amministratore Generale) tipo T20.18, entrambi in rosso lillaceo. Al verso indicazione di peso (once 1 1/2)  e del nome del mittente, inconsueta per le lettere tassate, forse perché inzialmente si voleva inoltrare come assicurata. L’indicazione del peso aiuta a comprendere il motivo della correzione: la tassa esatta era di grana 22.5  per una lettera di 1 oncia e 1/2 tra 50 e  100 miglia (dopo il 1839, via Manganaro, la distanza da Girgenti a Palermo era di 81 miglia); Palermo pensò non solo di recuperare il mezzo grano che mancava, abbuonato da Girgenti che aveva arrotondato per difetto, ma aggiunse un ulteriore mezzo grano arrotondando questa volta per eccesso.

 

Errori e distrazioni”. Di errori nelle tassazioni, dovuti alla non corretta rilevazione del peso della missiva, se ne è già parlato nella parte introduttiva delle tasse postali. Ecco di seguito altri esempi.

21 aprile 1826. Lettera da Palma a Favara con OV “NARO” tipo T4 ed OV “REAL SERVIZIO” tipo T31 entrambi in rosso arancio. Dopo la chiusura della locale Officina di Posta, il comune di Palma era aggregato a Naro. Forse a causa della presenza del sigillo “COMUNE DI PALMA” la lettera venne inizialmente considerata di servizio, poi l’Ufficiale di Naro si accorse che trattandosi di corrispondenza tra sindaci non era prevista la franchigia ed applicò la tassa di grana 2.5, tariffa per lettera semplice entro le 50 miglia, cancellando a penna il bollo di “REAL SERVIZIO”.

27 settembre 1837. Piego a forma di busta, spedito da Girgenti a Palermo, con OV “GIRGENTI” tipo T7 ed OV “REAL SERVIZIO” tipo T33b entrambi in rosso bruno. Partita da Girgenti come lettera in franchigia, venne verificata come tale in arrivo a Palermo (“MSGA”, tipo T20.14 in caratteri corsivi, “Marchese San Giacinto Amministratore”) e poi tassata per 20gr, tariffa per lettera del peso di 2 once oltre le 100 miglia, tassa di Palermo confermata dal bollo M∙S∙G∙A∙ tipo T20.15 rosso bruno. Considerando le disposizioni vigenti sulla franchigia, il mittente (la “Ricevidoria Generale del Val di Girgenti”) poteva corrispondere in esenzione di tassa solo nell’ambito della propria amministrazione.

16 gennaio 1839. Lettera da Girgenti a Palermo con OV “GIRGENTI” tipo T8 in rosso bruno, tassata inizialmente per 24 grana. La tassa applicata a Girgenti corrispondeva ad un peso di poco più di 1 oncia e 1/2; A Palermo venne verificata e corretta a 19 grana, tassa per lettera di once 1 1/4 (peso poi manoscritto al verso) entro le 100 miglia; venne apposto anche l’OV “CORRETTA” tipo T11.2 ed il lineare “M.S.G.A.” (Marchese San Giacinto Amministratore) tipo T20.16 quale contrassegno di verifica, entrambi in rosso bruno. 

26 febbraio 1840. Lettera da Girgenti a Palermo con OV “GIRGENTI” T10 in rosso bruno ed OV “REAL SERVIZIO” T33c apposto per errore, tassata comunque in partenza per 4gr. A Palermo la lettera fu considerata tassata e venne verificata come tale, ne è la prova il monogramma “DSAG” (Duca Saponara Amministratore Generale), tipo T20.18, usato solo per la verifica delle lettere tassate.

 

Instradamenti. Anche nelle tassazioni per l’interno vi sono casi in cui la tassa applicata dipende dal percorso che viene fatto fare alla missiva per il suo inoltro a destinazione. E’ questo il caso di località raggiungibili per più di una via, diverse per scaglione di distanza, oppure di percorsi postali particolarmente articolati.

12 agosto 1839. Lettera da Siculiana diretta a Palermo, OV “SICULIANA” tipo T3 in verde, tassata per 20 grana, tariffa per lettera di un’oncia oltre le 100 miglia. A Palermo venne apposto il lineare “M.S.G.A.” (Marchese San Giacinto Amministratore) tipo T20.16, quale contrassegno di verifica della tassa. La lettera è stata instradata probabilmente via Sciacca e Corleone col seguente percorso: da Siculiana a Sciacca (32 miglia) col corriere traverso della Manganaro-Girgenti, poi da Sciacca a Corleone (36 miglia) con un altro postiglione traverso della Palermo-Corleone, ed infine sino a Palermo tramite la corsa con diligenza, per un totale di 107 miglia. Se l’instradamento fosse avvenuto via Girgenti e Manganaro, la distanza totale sarebbe stata di 91 miglia, per una tassa di 15 grana. E’ plausibile immaginare che la scelta dell’instradamento via Corleone sia stata fatta dal mittente che pur di non aspettare il ritorno del corriere verso Girgenti, abbia preferito inoltrare la lettera verso Sciacca, pagando di più per un percorso più lungo ma ottenendo una consegna in minor tempo.

10 febbraio 1844. Lettera privata da Santo Stefano di Bivona (località nei pressi di Bivona) diretta a Montevago. OF “BIVONA” tipo T3 in nero. Lettera semplice tassata (a Palermo) per 5 grana, quindi per una distanza di oltre 100 miglia. La distanza effettiva tra Santo Stefano di Bivona e Montevago era inferiore alle 50 miglia, ma la mancanza di un collegamento postale diretto provocò un instradamento abbastanza articolato. Partendo da Santo Stefano la lettera arrivò prima a Bivona con il corriere di posta interna, poi a Casteltermini con la corsa traversa da Villafranca a Casteltermini e da qui sino a Palermo, prima con la corsa d’incontro a cavallo da Girgenti per Manganaro e poi con la diligenza per Palermo. La lettera venne quindi instradata sulla corsa con vettura corriera da Palermo per Corleone (OV “DOP. CORSA” di Palermo, tipo T12.5 in rosso lillaceo) e da qui con la corsa traversa per Sciacca venne portata sino a Sambuca, da cui infine con il corriere di posta interna arrivò finalmente a Montevago.


Ultima modifica il 30/08/2006 - Tutti i diritti riservati.